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590 (589). LE CONFIDENZE DE LE REGAZZE. 5°

"E cche ssentissi, Tuta, in ner momento
Che Ffelisce te fesce quer lavore? "
"Cominciai a ssentì ttanto dolore,
Che vvolevo scappà ppe lo spavento".

"Eppoi?" "M'intese come un svenimento
E inzieme a bbatte presto-presto er core".
"Bbè, ttira avanti". "Eppoi un gran brusciore".
"E allora?" "E allora er coso m'annò ddrento".

"E llui tratanto?" "Se pijjava gusto
De metteme la lingua in de la bbocca,
E ccacciamme le zinne for der busto".

"E ttu?" "E io, si mmaippiù llui me tocca,
Nun vojjo ppiù ste bbrutte cose". "Eh ggiusto!
"No, nu le vojjo ppiù". "Quanto sei ssciocca!"

Roma, 10 dicembre 1832                   Der medemo

Testo ipertestualizzato completo di liste e concordanze delle parole

La numerazione dei sonetti è quella seguita da Roberto Vighi
(Giuseppe Gioachino Belli Poesie Romanesche - Libreria dello Stato 1988-1993).
La numerazione tra parentesi fa riferimento all'edizione Vigolo