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98 (98). A TETA. 1

Sentime, Teta, io ggi cciavevo dato
Che cquarchiduno te l'avessi rotta;
Ma che in sto stato poi fussi aridotta
Nun l'averebbe mai manco inzoggnato.

De tante donne che mme s scopato,
Si ho mmai trovo a sto monno una miggnotta
C'avessi in ner fracosscio un'antra grotta
Come la tua, vorebb'sse impiccato.

Fregheve, sora Teta, che ffinestra!
Che ssubbisso de pelle! che ppantano!
Accidenti che cchiavica maestra!

Eppoi, cazzo, si un povero gabbiano
Te chiede de sonatte in de l'orchestra,
Lo fai st un anno cor fischietto in mano!

Morrovalle, 10 settembre 1831            De Peppe er tosto

Testo ipertestualizzato completo di liste e concordanze delle parole

La numerazione dei sonetti quella seguita da Roberto Vighi
(Giuseppe Gioachino Belli Poesie Romanesche - Libreria dello Stato 1988-1993).
La numerazione tra parentesi fa riferimento all'edizione Vigolo